La posizione dei candidati: Ricerca Scientifica

Pubblicato il 12 febbraio 2013

Della situazione di crisi che la ricerca scientifica sta vivendo in Italia si parla da anni. I finanziamenti Prin, cioè i fondi destinati alla ricerca per università e Cnr sono passati da una media di 50 milioni di euro all’anno, a 13 milioni per il 2012.

Ecco cosa propongono i partiti e gli schieramenti politici sul tema della ricerca in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio.

 

Nell’Agenda Monti, sostenuta dalla coalizione di centro, si legge: ”In materia di ricerca, occorre proseguire e affinare il progetto avviato dall’ANVUR (l’ Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) per il censimento e la valutazione sistematica dei  prodotti di ricerca. Bisogna inoltre rilevare per ogni facoltà in modo sistematico la coerenza degli esiti occupazionali a sei mesi e tre anni dal conseguimento della laurea, rendendo pubblici i risultati. E’ prioritario accrescere gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, incentivando in particolare gli investimenti del settore privato, anche mediante agevolazioni fiscali e rafforzando il dialogo tra imprese e università”.

 

Fratelli d’Italia, il partito che vede candidata a premier Giorgia Meloni, promuove queste proposte: “Nuove partnership tra le università e gli enti pubblici di ricerca. Ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario alle università non solo sulla base di criteri meramente quantitativi come il numero degli iscritti, ma soprattutto su parametri di efficienza, eccellenza, qualità dei servizi e della ricerca, adeguati alla media dei costi standard per studente negli Stati membri dell’Unione Europea e dell’Ocse. Una quota del Fondo deve essere, inoltre, destinato obbligatoriamente al finanziamento di assegni di ricerca e della borse di dottorato”.

All’interno del programma è stato poi dato spazio ad una riflessione in merito alla sperimentazione scientifica su animali, e gli obiettivi che il partito si pone in merito:

“Incentivare l’utilizzo di metodi di ricerca scientifica alternativi alla sperimentazione animale, già proibita a livello europeo in ambito cosmetico, e garantire il recupero degli animali sopravvissuti alla sperimentazione. Imporre uno standard minimo di benessere per gli animali negli allevamenti, che preveda un adeguato spazio di movimento anche all’aperto per garantire una vita dignitosa agli animali e anche la salute dei cittadini”.

 

Fare per Fermare il Declino si propone di cambiare non solo i metodi di finanziamento delle ricerca, ma anche la sua rilevanza a livello sociale:

Per migliorare le regole del sistema, sia nella ricerca che nella didattica, Fare per Fermare il declino ritiene che la chiave possa essere rappresentata dalla riforma della governance della ricerca e del suo fiananziamento. Chiave di questa strategia sono 1) un corretto e ampio uso della peer-review -ovvero la valutazione interna da parte della comunità scientifica della validità di un articolo per la pubblicazione o di un progetto il suo finanziamento- 2) una efficace gestione del conflitto d’interesse, 3) l’introduzione di meccanismi di finanziamento delle università basati sulla competizione e sulla selezione dal basso, 4) l’applicazione di appropriati interventi sui meccanismi dei bandi di ricerca, sulla internazionalizzazione dei dottorati di ricerca, sui sistemi di chiamata dei professori e, infine, sul progressivo aumento del finanziamento per la ricerca.

Devono essere liberate energie capaci di innescare una competizione positiva tra i diversi enti di ricerca per acquisire i migliori ricercatori e per promuovere una ricerca di maggior qualità in grado di attrarre i migliori talenti internazionali. In altre parole, con pochi interventi mirati alle radici del problema potrebbero essere attivati meccanismi capaci di riformare profondamente il sistema con enormi vantaggi per il Paese.

Si propone la deducibilità fiscale per i fondi privati devoluti alla ricerca. E’ necessario introdurre opportune leve fiscali che favoriscano la partecipazione del capitale privato, degli enti non-profit, e della liberalità privata;

A questi fini è anche cruciale promuovere in modo più convincente e capillare l’informazione del grande pubblico al fine di sottolineare il ruolo strategico della ricerca in ambito sociale ed economico. Ciò aumenterà il sostegno dell’opinione pubblica e potrà migliorare le opportunità di fund raising in ambito privato;

L’incidenza del finanziamento alla ricerca, attualmente meno del 2% del totale delle risorse a disposizione dell’università, va aumentata in maniera significativa – perlomeno al 5%;

 

Il Popolo della Libertà, parte della coalizione di centro destra insieme a Lega Nord, spende i seguenti punti del programma sul tema della ricerca:

  • Raddoppio detassazione utili reinvestiti in ricerca
  • Credito di imposta automatico sugli investimenti relativi a innovazione di prodotti, processi, organizzazione
  • Piena implementazione del Fondo per la concessione di un credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo istituito con l’ultima Legge di Stabilità, con particolare riferimento alle PMI

 

Il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, punta a queste riforme:

Istituzione dell’Agenzia per la ricerca e l’innovazione e di un Piano nazionale della ricerca per superare la frammentazione ministeriale. Un modello di agenzia innovativo, nella forma e nei contenuti: ruolo di analisi di scenario (con comitati scientifici di alto livello e composti in modo trasparente, che lavorano gratis), programmazione e finanziamento nazionale della ricerca fondamentale, road-mapping università-politica-impresa, coordinamento dell’innovazione nella PA.

Valorizzazione del dottorato di ricerca: a) obbligatorietà per tutti i concorsi per posti da ricercatore a tempo determinato; b) premialità per i concorsi della PA; c) agevolazioni fiscali per le imprese che assumono dottorandi come consulenti; d) mettiamo il dottorato al centro di una rete tra scuole superiori e le università per un rilancio della formazione (long-life learning) per l’impresa e la pubblica amministrazione.

Una rete idee/impresa per creare valore con la ricerca: a) agevolazioni per il venture capital e start-up school per portare la cultura imprenditoriale nella scuola e nella ricerca; b) connessione continua tra impresa e ricerca nella formazione, anche con e-learning; c) rilancio del piano dei distretti industriali con una programmazione nazionale chiara e trasparente, di concerto con le regioni.

 

Il Movimento 5 Stelle invece intende riformare la ricerca con queste proposte:

  • Possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica
  • Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare
  • Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale dando priorità ai ricercatori indipendenti
  • Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali
  • Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione

 

Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia vede nei fondi alla ricerca pubblica la salvezza del settore:

La “riforma Gelmini” dell’università  – avversata da un grande movimento di studenti, precarie e precari, ricercatori  – ha introdotto nuovi e pesantissimi elementi di precarizzazione, e privatizzazione. Il ruolo dell’Anvur, e una discutibile interpretazione della valutazione, rischia di essere, assieme alla precarizzazione, un altro grimaldello per disciplinare e subordinare la ricerca a criteri di mercato. Monti ha solo aggravato la politica dei tagli e della sudditanza al mercato e oggi  siamo al rischio default per molte università

Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato.

Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca

Occorre, inoltre, tornare a investire sulla ricerca pubblica e sugli enti pubblici di ricerca, salvaguardando in primo luogo la committenza sociale della ricerca stessa, la ricerca libera, quella fondamentale. La ricerca degli enti ha, infatti, la funzione di monitorare e fornire elementi per rendere più efficaci le politiche istituzionali sul territorio.  È essenziale la stabilizzazione dei precari e una riforma della governance degli enti pubblici di ricerca