I giovani e le elezioni europee

Pubblicato il 21 maggio 2014

In vista delle elezioni europee, che si terranno tra il 22 e il 25 maggio in tutta Europa (il 25 in Italia), il network MTV ha condotto una ricerca in alcuni Paesi tra cui Regno Unito, Italia, Francia, Spagna e Germania, per capire che cosa ne pensano della politica i ragazzi tra i 15 e i 34 anni.

I risultati sono stati abbastanza interessanti e hanno messo in luce un orientamento politico dei ragazzi maturo e consapevole, guidato da forti valori e sicuramente non in linea con quanto riportato spesso dai giornali che indicano invece una crescente adesione ai partiti delle destre più nazionaliste.

Dalla ricerca risulta che è forte la perdita di fiducia dei ragazzi nei partiti politici:

il 76% sostiene che è “sempre più difficile capire quale partito o gruppo politico può davvero rappresentare al meglio gli interessi del proprio Paese”: per loro il sistema si è definitamente rotto e non è più in grado di offrire scelte precise.

Tuttavia risulta che il 64% dei ragazzi europei con meno di 30 anni è comunque fortemente intenzionato ad andare a votare a queste prossime elezioni per il Parlamento Europeo: è quindi molto importante capire il loro pensiero politico. La loro insoddisfazione verso il sistema dei partiti non va, infatti, a vantaggio delle forze politiche più nazionaliste. Il voto dei ragazzi è guidato da valori solidi come la salute, la diversità culturale e l’uguaglianza sessuale, in cui prevalgono i principi di tolleranza ed equità.

Il 91% dei ragazzi intervistati ritiene che l’assistenza sanitaria dovrebbe essere un diritto per tutti

Il 71% non vorrebbe vedere il proprio Paese perdere la ricchezza culturale data dalla diversità

Il 70% pensa che non dovrebbe essere il governo a decidere con chi una persona si può sposare

Il 68% è d’accordo che i manager delle grandi aziende non dovrebbero avere un compenso  che superi 25 volte il salario minimo dei dipendenti.

Per quanto riguarda il settore economico e i rapporti tra Governi e grandi gruppi finanziari, i giovani non sono assolutamente contrari a questo tipo di accordi, anzi il 57% dichiara che stringere rapporti con questi enti sia positivo se serve a raggiungere stabilità e successo.

Sono, invece, meno attenti al tema scuola, solo il 15% sarebbe disposto a pagare più tasse per avere un’educazione migliore.